venerdì 2 dicembre 2016

La Costituzione italiana ( Principi fondamentali)

Costituzione italiana

Principi fondamentali
Parte prima - Diritti e doveri dei cittadini


Art. 1

L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.



Art. 2

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.



Art. 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.


Art. 4

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.


Art. 5

La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento.


Art. 6

La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.

Art.7

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.

I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.[1]


Art. 8

Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.

Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano.

I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze. [2]


Art. 9

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.


Art. 10

L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.

La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.

Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.

Non è ammessa l'estradizione dello straniero per reati politici. [3]


Art. 11

L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.



Art. 12

La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.

http://www.governo.it/costituzione-italiana/principi-fondamentali/2839

giovedì 1 dicembre 2016

Fidel Castro




Porque los hombres no mueren cuando dejan ideas como polvo esparcido por la libertad del viento que van hacia los continentes de hombres con esperanza. Porque las ideas continúan encallando en las orillas de países con sueños. Porque hay canciones urgentes para hombres olvidados. Porque la muerte no puede contra el amor encendido. Porque la llama del amor es eterna en el corazón de los pobres. Porque los pobres sólo necesitamos amor como arma fundamental para derrocar falsas promesas. Porque la lucha más sincera es aquella que se lucha con dignidad. ¡Hasta la victoria siempre, querido Camarada-Comandante! ¡Hasta siempre!
Texto y caricatura por / by Walter Toscano.
https://www.youtube.com/watch?v=NwTIfVG1i_g

Walter Toscano



Gio / Mariagrazia Quaranta



FIDEL ( 1926 - 2016 ) x Guaico - Colombia






A barba
www.ilustragargalo.blogspot.com



Adiós a Fidel...
https://twitter.com/Dariomonero/status/802401940587958272
Dario Castillejos


the waiting room
David Rowe




Laura Neri e PaoloLicheri


Fine 900
Fidel. Due interessanti articoli di Gennaro Carotenuto e Lia.


Il Nobel Pérez Esquivel: "Ecco perché Castro non fu un dittatore"
di Paolo Brera

ROMA. Si può essere contemporaneamente un’icona vivente della difesa dei diritti umani e della libertà dei popoli, e il più grande sostenitore di un leader controverso come fu Fidel Castro? “Sì, Fidel era un era un fratello, per me; ed è stato uno dei più grandi statisti del XX e del XXI secolo”, dice Adolfo Pérez Esquivel, premio Nobel per la pace nel 1980 e professore di Cultura della pace e dei diritti umani all’Università i Buenos Aires, nell’Argentina in cui nacque nel 1931. Dopo il golpe militare si ribellò al regime trascorrendo più di un anno in carcere, e per una vita intera ha lottato contro le oppressioni. Ora è in Italia e presenta il suo ultimo libro, La forza della Speranza (Esperia, 13 euro) scritto con il maestro Daisaku Ikeda, leader buddista e presidente della Soka Gakkai.

Qual è la forza della speranza?
“Sono i giovani, a cui dobbiamo dare una speranza di vita. La pace non si regala, si costruisce con azioni concrete; ma nessuno può donare quello che non ha. Quindi la domanda è: come costruiamo un mondo migliore, una società migliore?”.

Fidel Castro ci provò. Ha fallito?
“Non esistono mondi ideali, solo mondi possibili che dobbiamo rendere migliori. In America Latina è migliorata molto la costruzione della solidarietà. Siamo popoli solidali, i giovani stanno assorbendo questa coscienza e credo saranno loro a cambiare questo mondo. Insieme alle donne, che erano emarginate e oggi stanno rivoluzionando molte cose”.

Con Fidel vi conoscevate personalmente, lo stimava e ne ha scritto giudizi molto positivi dopo la sua morte; ma lei è presidente di un’associazione internazionale che difende i diritti umani e la libertà dei popoli, entrambi concetti piuttosto relativi nella Cuba di Fidel. Come concilia le due cose?
“Fidel è sempre stato un rivoluzionario e un grande intellettuale: è stato uno dei più grandi statisti del ventesimo e del ventunesimo secolo. Poca gente è arrivata al suo livello di lucidità, e come rivoluzionario lavorò per la libertà del suo popolo. Tutti lo attaccano dicendo che è un dittatore, ma sapete chi è un dittatore? Chi gli ha preso la terra per costruire Guantanamo, chi ha costruito le carceri di Guantanamo e tortura e uccide e fa sparire la gente”.

Si riferisce agli Stati Uniti?
“Certo, al governo degli Stati Uniti. Come possono gli Usa bloccare un paese per più di 50 anni perché non gli piace? Quindi chi è un dittatore? Fidel ha formato le scuole e la rete di solidarietà sociale più grande del mondo. E l’operazione Milagro, che opera gratuitamente alla vista le persone in difficoltà in ogni parte del mondo. I grandi paesi come gli Usa non fanno niente, gratis. Con gli educatori del suo programma di alfabetizzazione, Yo, sí puedo, Fidel ha sradicato l’analfabetismo. Quindi di cosa stiamo parlando?”.

Questi sono i grandi valori e le grandi imprese di Fidel Castro, quelli per cui disse “la Storia mi giudicherà”. Ma si possono dimenticare i migliaia di morti uccisi dal suo regime? E le centinaia di migliaia di persone scappate dall’isola perché non condividevano le idee di Fidel e non potevano restare? Molti sono stati carcerati: possiamo cancellare questo aspetto della sua vicenda?
“Le persone che sono andate a Miami erano appoggiate dagli Usa: sono controrivoluzionari. Non volevano la rivoluzione di Fidel perché volevano mantenere i loro privilegi. Non quelli di tutti: i loro. Mi ha fatto una sensazione molto brutta questo denigrare Fidel dopo la sua morte. Che bassezza. Dev’essere rispettato il ricordo di tutti i morti. Ma torno al discorso di prima: Kennedy voleva attaccare Cuba ed è stato sconfitto da Fidel e dal popolo cubano. Certamente ci sono prezzi da pagare, ma bisogna guadare la causa di questi prezzi. Non sono semplicemente oppositori ma terroristi. Bisogna avere una visuale più ampia di come un uomo con pochi mezzi e in un paese bloccato riuscì a mantenersi libero di fronte all’oppressione di una grande potenza come gli Stati Uniti. Nessuno parla di questo, negli Usa. Non vogliono parlare di Guantanamo, né di Abu Ghraib, né di tutti i misfatti degli Usa in America Latina”.

Cambieranno le cose, con Trump? In quale direzione?
“Trump non capisce assolutamente niente. Gli direi: analizzi e indaghi, ma non può parlare con questa leggerezza per bocca dei cubani che stanno a Miami. Penso a tutte le difficoltà che ha affrontato Obama in questo avvicinamento a Cuba negli ultimi tempi, che è stato positivo anche se avrebbe dovuto farlo molto prima. Cuba è un simbolo della lotta per la libertà, e questo nessuno glielo potrà mai togliere”.

E l’atteggiamento degli europei come lo giudica?
“Qui in Europa si parlava tantissimo del presidente venezuelano Hugo Chávez: era un visionario, un uomo dell’integrazione latino americana e continentale. È stato un leader, ma in Europa ne parlano come un dittatore. Ma chi sono i veri dittatori? Perché non parliamo dell’Iraq e delle bugie di Bush per invaderlo. La stampa europea deve adottare un’ottica più profonda riguardo al diritto alla libertà dei popoli. Fidel era mio amico, mio fratello. Abbiamo parlato tantissimo, e ha sempre avuto una grande responsabilità sociale e un’etica rigorosa. E questo è l’esempio di un rivoluzionario per la libertà, non per l’oppressione. Al contrario, gli Usa sono un paese oppressore, non solidale col popolo”.

Quante volte vi siete incontrati, con Fidel Castro?
“Molte; ma avrei voluto fossero di più”.

L’ultima?
“Tre anni fa: abbiamo parlato nove ore! Abbiamo discusso di tutto il mondo parlando di sviluppo e sfruttamento, di risorse naturali e dei danni che provocheranno lo sfruttamento irrazionale del petrolio e il fracking. E di come bisognerebbe unire i popoli, per essere liberi: attraverso l’unione latino americana, con il diritto all’autodeterminazione”.

E del diritto alla proprietà privata? Di quelle altre libertà che a Cuba stanno lentamente avanzando solo adesso, ne avete parlato?
“La proprietà privata non ha più senso quando tutti hanno la possibilità di avere una casa degna. Una cosa è l’individualismo, un’altra è la solidarietà”.

Cosa l’ha colpita di più, di Fidel?
“Il suo umorismo”.

Era simpatico?
“Molto, abbiamo riso tantissimo insieme. Non era affatto un uomo triste, era molto allegro. Sono andato con lui nei villaggi di Cuba: conosceva le donne, i mariti, i bambini, tutta la famiglia, e chiamava tutti per nome. Ora vi racconto una piccola storia di Fidel: aveva molti amici religiosi, tra cui Sergio Méndez Arceo, il vescovo di Cuernavaca in Messico. Un lottatore incredibile. Il vescovo aveva detto a Fidel: tu sei l’uomo mandato da Dio per il suo popolo. E io guardavo Fidel che lo ascoltava pensoso, accarezzandosi la barba. Poi di colpo gli ha detto: Sergio… non ti credo, pero mi piace!”.





di Chappatte


CHI È ADOLFO PÈREZ ESQUIVEL:
In lotta per i diritti da mezzo secolo

Si autodefinisce un «resistente della speranza». Adolfo Pérez Esquivel, 85 anni appena compiuti, ha dedicato oltre cinque decenni alla lotta non violenta per la difesa dei diritti umani. In America Latina e nel mondo. Terzogenito di un immigrato spagnolo e di una indigena guaranì, il futuro attivista trascorre l’infanzia in povertà a Buenos Aires. Sperimenta sulla propria pelle l’esclusione a strutture ingiuste condannano gran parte della popolazione. E decide di ribellarsi. Avido lettore di Gandhi, negli anni in cui il Continente è scosso dai fermenti rivoluzionari, però, il cattolico Esquivel sceglie la battaglia non violenta. Per questo crea, nel 1973, la rivista “Paz y justicia” che presto si trasforma nel movimento Servicio paz y justicia (Serpaj). Durante l’ultima dittatura argentina (1976-1983), viene arrestato e torturato. Scampa per un soffio ai voli della morte ma resta in carcere 14 mesi. Là si imbatte nella frase, scritta con il sangue sul muro da un prigioniero, «Dio non uccide» che segnerà per sempre la sua esperienza di uomo e di credente. Per il suo impegno è stato insignito del Nobel per la Pace nel 1980. (Lu.C.) FONTE


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Quando il calcio muore in volo.

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2009 - Serie D
2011 - Serie C
2013 - Serie B
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2016 - Finale della Sudamericana
Mai stanchi di salire, sono arrivati in cielo.
#ForçaChape
Dalcio



Mello



Mario Alberto


Omar Momani ‏@omomani  29 nov
Sad day for football
#Chapecoense #ForçaChape


J.Bosco



Amorim

Quando il calcio muore in volo.
Il 4 maggio 1949 un aereo Fiat G.212 si schianta a Superga, sulle colline torinesi. Muoiono 31 persone. Tra le vittime l'intera squadra del Grande Torino.
Nei giorni scorsi è successo ancora.
Nei cieli della Bolivia è caduto un aereo con a bordo una squadra della serie A brasiliana  la Chapecoense. Stava per arrivare in Bolivia  a Medellin per disputare la finale della Coppa Sudamericana. I biancoverdi avrebbe dovuto giocare mercoledì 30 novembre contro l'Atletico Nacional di Medellin. La squadra dell'Atletico Nacional ha dichiarato:
"Dopo esserci molto preoccupati sotto l'aspetto umano della vicenda, pensiamo ora all'aspetto agonistico e vogliamo pubblicare questo comunicato in cui chiediamo l'assegnazione della Coppa Sudamericana alla Chapecoense in memoria della sua scomparsa e in omaggio alle vittime del fatale incidente che ha gettato nel lutto il nostro sport.
Per noi la Chapecoense è per sempre Campione della Coppa Sudamericana 2016"

martedì 29 novembre 2016

GB: Political Cartoon of the Year 2016

Ellwood Atfield, the communications and advocacy headhunter, is delighted to host the awards again this year on Tuesday 29th November 2016, at St John’s Smith Square, Westminster, from 6.15pm onwards.


Il cartoon politico vincente 2016 è di Peter Brookes 

Michael Gove pugnala Boris Johnson entrambi esponenti del Partito Conservatore. 





Il secondo posto va a Ben Jennings 







Il cartoonist 2016 è Morten Morland






Bombastic Beasts. A few of Putin's useful idiots. Today's Times cartoon #TrumpPresident #LePen #farage #Corbyn #Putin
Morten Morland


Complimenti a tutti gli artisti!!


http://www.ellwoodatfieldgallery.com/cartoons.php

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Nota


questi qui sotto i miei  preferiti, tra i 28 cartoon da votare

 Brian Adcock e Dave Brown



Brian Adcock








Congratulations to the 2016 winners.

Winner:
Political Cartoon of the Year 2016 – Peter Brookes, The Times

Runner up:
Political Cartoon of the Year 2016 – Ben Jennings, i Newspaper

Winner:
Political Cartoonist of the Year 2016 – Morten Morland, The Times

Ellwood Atfield, the communications and advocacy headhunter, was delighted to host again the Political Cartoon of the Year Awards on Tuesday 29th November 2016, at St John’s Smith Square, Westminster.

It was a fantastic evening celebrating the UK’s leading cartoonists with over 500 guests from across the National Press, Peers, Members of Parliament and our many friends from the PR and Communications industry. A huge thank you to our guests of honour Rt Hon Ed Balls and Lord Paddy Ashdown for announcing this year’s winners.

We would like to thank Tim Benson, founder of the Political Cartoon Gallery, UK’s National political cartoonists, and our sponsors Instinctif Partners and Heineken for helping us organise this year’s awards. We were also delighted to partner with the knowledge networking firm Editorial Intelligence whose new post-Brexit network, Networking Nations, we will be working closely with in 2017.



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domenica 27 novembre 2016

La doppia anima di Fidel Castro

La doppia anima di Fidel Castro
Marilena Nardi



Hasta (o hashtag) la victoria siempre?
27 novembre 2016
Nadia Redoglia

Putin: “Castro è stato un valoroso eroe” / Trump: “Castro è stato un dittatore feroce”
Putin&Trump: “ops”
Avrete notato la moltitudine di lunghi coccodrilli, peraltro da mo’ preparati, in morte di Fidel Castro. Tutto il mondo li sta distribuendo a più riprese, rigorosamente suddivisi in (almeno) tre fasce: a) storicamente grande uomo perché consegnò ai cubani la dignità di Popolo che ha gratuitamente scolarizzato dall’alfabetizzazione alla laurea, protetto da sanità fiore all’occhiello mondiale, garantito per lavoro, cibo e tetto quotidiano b) finalmente è morto il sanguinario criminale (cfr. tripudio a Miami degli esuli) c) era un dittatore, ma prima è stato bravo, sì però poi ha abbracciato l’Unione Sovietica e da lì giù che ci do che ci do…
Gli States non gliela fecero a riprendersi Cuba (già # del loro personalissimo piacere lascivo-finanziario) e per vendetta misero in atto embargo tra i più feroci. Stante la devastazione che gli americani negli ultimi decenni lasciano sulle terre ove portano la loro rivoluzione, altrimenti chiamata democrazia, non sono così certa che oggi quel popolo vivrebbe meglio.
I sostanziosi capitoli di storia che l’isola rivoluzionaria, nel bene e nel male, è riuscita a mettere insieme  in ogni caso sono ricchezza, almeno fino a qui hasta. La parte più difficile sarà, da qui in poi, conservare il siempre…


Fidel y la Historia-PxMolinA




Boligan

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“Con profondo dolore appaio qui per informare il nostro popolo, gli amici di nostra America e del mondo che oggi 25 novembre del 2016, alle 22.29 è morto il Comandante in Capo della Rivoluzione Cubana, Fidel Castro Ruz. Hasta la victoria siempre!”.Raùl Castro


Fidel Castro
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BY JOEP BERTRAMS, THE NETHERLANDS  -  11/26/2016



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BY ANGEL BOLIGAN, EL UNIVERSAL, MEXICO CITY, WWW.CAGLECARTOONS.COM  -  11/26/2016
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Nota:
aggiungo



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